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Le grandi che non temono l’uomo
Due diversi modi di vivere ed intendere la fotografia cinematografica: una pellicola che ritrae alla lettera la realtà e quella più artistica e personale che sperimenta, spingendosi fino ad interpretazioni transgender.
L’inversione dei ruoli sessuali di per sé è una performance complessa tuttavia se affidata ad attori o a star femminili di grande talento diventano operazioni che lasciano il segno.
Potremmo indicarle come delle vere e proprie prove, che non concedono giudizi ambigui: o se ne rimane schiacciati o se ne viene osannati.
Delle scommesse che se vinte non fanno altro che evidenziare, valorizzare il talento istrionico degli interpreti. La tradizione teatrale ci ha in parte abituato a vedere uomini interpretare ruoli femminili, il contrario succede ancor oggi molto raramente.
Ne è l’ultimo esempio la Glenn Close: candidata all’Oscar per aver indossato gli abiti di un maggiordomo.
Colma la distanza
Al Massachussetts Institute of Technology hanno una guida speciale: Ute Meta Bauer. Dopo aver illuminato il pubblico in giro per il mondo con incontri e conferenze, curato mostre, cataloghi, ricerche, volumi, oggi la signora della bellezza insegna l’arte agli ingegneri, scienziati e inventori che si iscrivono al M.I.T. in maniera specifica dirige l’Art & Culture Program. Un progetto che «enfatizza gli approcci transdisciplinari e la sperimentazione nei nuovi media e in quelli tradizionali».
E’ indubbio che un tecnologo tragga beneficio intellettuale morale e spirituale dalla frequentazione con l’arte e le opere d’arte. Questa insegnante speciale universitaria sostiene che oggi nascono nuove discipline: branche della conoscenza e del sapere che si intrecciano. Oggi, «i problemi e le sfide non possono essere affrontati da una disciplina»
La democrazia viene dalla scienza?
Sembra che il metodo sperimentale ci abbia abituati ad sistema di ragionamento che ha poi dato vita alle istituzioni democratiche. La scienza, quindi, avrebbe cambiato la nostra mente. «Il metodo scientifico ha prodotto uno straordinario sommovimento nella formazione culturale dell’uomo occidentale……»
«La scienza diffondendo un modo di ragionare non scontato, ci ha educati anche a mettere sotto controllo, mediante addestramento di certe aree del cervello, una serie di emozioni…. »
Secondo questa interpretazione, lo storico della medicina Corbellini, sostiene che le democrazie liberali e costituzionali hanno conosciuto la loro espansione nel ventesimo secolo, parallelamente a quando nelle scuole è entrata l’istruzione scientifica.
Chi trova un amico…
Chi non ha beneficiato di un maggior contatto pure con gli amici di sempre attraverso l’uso dei social network?
E’ la parte più evoluta del cervello quella che ci spinge a formare legami di amicizia e collaborazione; e non c’è dubbio che la diffusione dei social network interroghi molti studiosi del settore.
Agli scettici che tendono a semplificare il fenomeno riducendo tutto ad una perdita di tempo collettiva è l’entità a farli tornare con i piedi a terra. Si contano oltre 800 milioni di persone che in ogni parte del pianeta si connettono ad una relazione speciale su livelli unici di intensità emotiva e cognitiva.
Secondo due scienziati di Oxford, la colla neurochimica di tutto sono dei neurotrasmettitori che ci fanno mantenere quei complessi legami sociali che ci fanno sentire bene dopo lo sport la danza o la musica o che ci fanno vedere la vita con delle lenti rosa. “C’è un meccanismo nel nostro cervello che si occupa di facilitare e mantenere legami meno intensi ma più stabili” cioè esiste un neurotrasmettitore, base dei nostri legami amicali, che trova sviluppo e appagamento nelle pratiche relazionale della rete.











